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Less is more

Less is More

Mi sono trovato spesso in queste situazione, apro un blog, scrivo qualche post, interagisco, condivido, ottimizzo, faccio “engagement” e poi? Poi succede che mi stanco, perché quello che mi manca è un piano. Internet mi affascina molto e nutro una sana invidia -ammesso che possa esistere una forma di invidia sana- per tutto coloro i quali riesco a utilizzare questo mezzo come fonte di sostentamento, reddito o guadagno diretto o indiretto. Il mio tratto nettamente narcisista mi obbliga a cercare consenso e attenzione, quindi ritorno sui miei passi, ma come tutti quelli abituati a crogiolarsi nell’abitudine, non mi discosto mai abbastanza dai miei errori, così entro in un circolo vizioso che mi permette di discostarmi da tutto questo.

Less is More

Così prendo tutti i miei profili social e mi depenno, mi cancello dal servizio. Il motivo reale di questo repulisti è molto semplice, anzi ce n’è più di uno.

  • sono tremendamente pigro
  • sono tremendamente scostante
  • sono uno che era nato con un talento

Oltre a ciò, ho anche dei difetti. In ogni caso, partiamo e scopriamo tutti queste trappole che potrebbero ingabbiare anche te.

Pigrizia

La religione cristiana cattolica lo annovera tra i 7 vizi capitali come “accidia”, ma questo è tutto quanto vi posso dire sull’argomento dopo una rapida scorsa nella rete. Non mi va affatto di raggirarvi, non del tutto, magari posso integrare cose che so, anche in modo marginale e approssimativo, con altre fonti e spacciarle per mie dopo un forte rimaneggiamento, volendo fare il sofisticato potrei spacciarvelo come apprendimento vicario. Ma mi rendo conto che sto tergiversando!  Torniamo a noi quindi, se nella cultura cristiana cattolica l’accidia o la pigrizia è costituita dall’indolenza nell’operare il bene, nel mio caso credo dipenda dalla mia innata incapacità nell’organizzarmi.

Volubilità

Tra tutti i sinonimi che potevo scegliere per definire la mia incostanza, credo che volubilità sia il migliore semplicemente perché il suono mi ricorda “volatilità” come i gas. Ovviamente questa caratteristica è sostenuta molto bene dalla pigrizia. Credo comunque che entrambe siano alimentate dai risultati, anzi dalla mancanza dei risultati, ma qui torniamo al fatto che non so pianificare strategicamente un’azione. Mi spiego meglio, ci sono persone che sanno valutare esattamente il risultato delle loro azioni, prevedere -non certo con  assoluta certezza- gli esiti delle loro azioni. Ovviamente anche io sono in grado di prevedere i risultati nefasti che avrebbe lanciarmi a smodata velocità addosso ad un muro di cemento. Però ci sono persone che riescono a sistematizzare e a riconoscere le loro esperienze positive e replicarle, migliorarle aggiornarle.

Capacità

Quello che ho descritto come talento lo definirei, piuttosto, come capacità. La capacità innata che mi riconosco è quella di avere una certa abilità nel disegno. Il riconoscimento con questa capacità è avvenuto piuttosto tardi, attorno ai 10 anni. In questo caso devo dire che è stato un auto-riconoscimento. Sin da piccolissimo mi esprimevo volentieri con pittogrammi propiziatori come un piccolo esemplare di uomo di neanderthal, ma non ho mai percepito questo come “singolarità”, ma come normale processo di espressione, come incenerire lucertole sotto il raggio della lente d’ingrandimento, insomma cose così. Quindi dicevo a 10 anni o giù di lì riconosco questa cosa come innata capacità, una cosa che mi richiedeva uno sforzo “adeguato” rispetto al risultato. Più mi impegnavo, migliore era il risultato. Quindi si capisce che qualsiasi altra attività sia poco avvincente. Anzi per dirla tutta, l’energia che impiegavo per ottenere risultati altrettanto soddisfacenti erano a mio avviso spropositati!

Less is More

Credo che inizi a sorgere un briciolo di curiosità circa il ripetersi della frase “less is more”. Potrebbe essere un ottimo esercizio di stile, risalire la china della SERP con una parola specifica. La tentazione di testare le mie capacità di copy  e di stratega SEO è piuttosto alta, nonostante questo il mio è più un esercizio di stile. Ad ogni modo credo che a questo punto le motivazioni del perché o del per come siano irrilevanti. Ho adottato questo titolo per il post a causa di una riflessione.

Potrebbe anche essere che la mia incapacità di gestire la mia presenza sia dovuta alle troppe informazioni. Chi utilizza il web per lavoro ha la necessità e l’obbligo di testare e provare simultaneamente più piattaforme, più ambienti e servizi; se dice bene siamo tutti precursori, se dice male… “era un schifezza però ci manca”. La mia risposta alla mia inadeguatezza nel gestire i social è stata di non utilizzarne nessuno, ad eccezione di due: pinterest e linkedin.

Pinterest continuo ad utilizzarlo per l’immediatezza dello strumento, per la sua adattabilità ai miei deficit;

LinkdIn per fini meramente lavorativi e commerciali, pur non utilizzandolo al massimo delle sue potenzialità.

Less is More è la mia risposta ai miei limiti, se ne gestisco meno, magari li gestisco meglio, soprattutto gestisco meglio il mio rapporto con la tecnologia, con la socialità o con l’a-socialità e il voyerismo elettronico. Come è naturale che sia non potevo solo ammettere che i reali motivi dalla mia dipartita dai social sia da ricercarsi nella mia incapacità di gestione, di visione o di programmazione, così ho anche confezionato una scusa che potrebbe reggere.

Il ragionamento funziona come segue. Tutti noi che “abitiamo” i social contribuiamo ad arricchire quel sistema. In parole povere, più noi interagiamo sui social, più le compagnie che li governano hanno dati da rivendere. Il mio comportamento si tramuta in dato che viene poi sviscerato e studiato per poter vendermi meglio un prodotto e un servizio. Più dati vengono trasmessi e analizzati, più sarà accurato il marketing basato sulla persona. Quindi, ricapitolando, io faccio cose sui social, quelle cose vengono “vendute”, quindi hanno un valore per chi le vende e chi le compra, tranne per me che le cedo consapevolmente e gratuitamente. Se fossimo in un’era diversa direi che la relazione sociale è la materia prima. Se tutti noi “uscissimo” dai social, le società che li controllano non avrebbero un minuto di vita. Naturale che questo ragionamento vale per qualsiasi servizio o prodotto. Se non comprassimo più -a livello globale- Coca-Cola o la Nutella è naturale che questi prodotti sparirebbero dal mercato, così come se scomparissero le nocciole* (vale solo per la Nutella).

Quindi la mia protesta sociale è: caro social network, la mia permanenza nelle tua piattaforma per te ha un valore, quindi io ho un valore per te. Non parlo di valore del tipo “ogni persona vale”… parlo di valore economico. Quindi caro social network è ora che la finisci di sfruttare una materia prima inesauribile (il mio ego) a gratis, o lo paghi,  o ciao.

Che dite fila?

E dire che lo spunto mi è venuto da una persona che, non solo mi ha influenzato enormemente, ma che con i social e il web ci vive. Sto parlando di Rudy Bandiera, una persona eccezionale, che stimo. Il concetto espresso da Rudy è il seguente, se il servizio/prodotto è gratis, allora il servizio/prodotto sei tu. Ora ditemi che non è vero!

Quindi Less is More.

Alla prossima

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Riccardo

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