Leader coach

Written by on 22 Settembre 2020

Il mio percorso nelle diverse forme di leadership si ferma oggi alla figura dello stile leader coach. 

Per certi versi lo stile leader coach si avvicina a quello visionario. Sto parlando di una persona in grado di aiutare gli altri a riconoscere il proprio “valore”, le proprie doti e i propri limiti e metterli in relazione in modo da conseguire il miglior obiettivo in termini di aspirazioni personali e professionali.

Conosci il test di Logan? Logan é (era, ormai sarà pure cresciuto) un bambino di 9 anni: per una settimana trascorre una vacanza da uno zio. Ora io mi immagino una situazione di un capanno sul lago nel Montana o nel Minnesota, o in Canada, dove lo zio assomiglia al nonno di Heidi e dove Logan si immagina di poter vivere avventure fantastiche nei boschi.

Ecco, un bambino di 9 anni, come Logan, non è certo abituato alla sveglia alle 6.00 del mattino, ma in quella settimana Logan non perde occasione di puntare la sveglia e di raggiungere lo zio in cucina, non appena lo sente scendere le scale, entusiasta e pimpante per quello che quel nuovo giorno gli riserva.

La “magia” del leader coach

Ecco quello che puoi riuscire a fare con questo stile di leadership è alimentare la motivazione delle persone che lavorano con te. Tutti noi rendiamo meglio quando sappiamo quale contributo apportiamo al quadro generale, ma soprattutto, rendiamo anche di più se ci sono aspetti del nostro lavoro che in qualche modo sono legati alle nostre aspirazioni e sogni.

Immagina di essere Dracula ad un centro prelievi! D’accordo un po’ estremo, ma ci siamo capiti.

Devi, inoltre, essere in grado di delegare, quindi di dare fiducia e quindi essere disposto ad accettare il rischio (calcolato) della possibilità che i collaboratori facciano errori. 

A cosa devi prestare attenzione

Il pericolo maggiore, e che molti “capi” e manager fanno, anche spinti dalle migliori intenzioni è quello di far deviare questo profilo in una microgestione del collaboratore o, addirittura, in un eccessivo controllo. In ogni caso il prodotto sarà una perdita di autostima da parte della persona che subisce queste attenzioni.

Il profilo del leader coach

Anche per questo profilo ho un’immagine cinematografica che credo possa rendere bene l’idea. Mi riferisco a Will Hunting : Genio ribelle.

Vado a snocciolare trama e  il ruolo del leader coach. Il protagonista della storia è il ventenne Will Hunting, interpretato da Matt Damon, che vive ai margini della società e che condivide le bevute con un gruppo di amici del quartiere. Ha un lavoro il nostro Wiil, lava i pavimenti nientemeno che nel dipartimento di matematica del famoso Massachusetts Institute of Technology (MIT). Per una serie di eventi si capiscono due cose: che Will ha un talento mostruoso per la matematica e che, due, non sa gestirlo.

Il punto chiave è l’incontro con lo psicologo Sean Maguire (Robin Williams) che lo aiuta a riconoscere e accettare il proprio talento e di sfruttarlo per migliorare la propria esistenza, risolvendo anche il punto due (fare pace con se stesso). 

Caratteristiche

Vado velocemente a tracciare le caratteristiche rilevanti, all’interno delle quattro dimensioni di intelligenza emotiva, che caratterizzano lo stile coach.

  • Gestione rapporti interpersonali =>  Sviluppo degli altri: mostrare reale interesse ad accrescere le potenzialità degli altri.
  • Consapevolezza sociale => Empatia: essere sintonizzati sulle emozioni dell’altro.
  • Gestione di sè => Gestione delle proprie emozioni: la capacità di controllare e incanalare lo stato emotivo nel modo migliore.
  • Consapevolezza di sè => Consapevolezza del proprio stato emotivo: ovvero essere sintonizzati con i propri segnali interiori.

Questo è il secondo post dedicato agli stili di leadership (positivi). I prossimi sarà dedicato allo stile affiliativo e poi al democratico, per poi dedicarci agli stili “meno” risonanti.

Aspetto commenti, condivisioni e riflessioni da parte tua.

Ci vediamo qui!

Ps. Photo by Jeswin Thomas on Unsplash

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