“Alla fine della giornata, le domande che ci poniamo determinano il tipo di persone che diventeremo.”

Anonimo

Sono sempre stato curioso e, anche, grazie alla mia (altra) passione ho avuto sempre una nobilissima scusa per lenire le mie curiosità.

Se ancora non lo sai, sono appassionato di arti grafiche, di narrazione, tanto che per molti anni ho carezzato l’idea di farlo come mestiere, il fumettista. In quel frangente mi “chiudevo” a chiedermi come fossero fatte le cose che avrei poi dovuto disegnare, e quindi dovevo farmi e fare delle domande.

Ah, se solo avessi avuto un coach!

Constantine “Cus” D’Amato (1908 – 1985)

Ora la tua curiosità può essere come fare Coaching? Lo scopo del mio fare Coaching consiste nell’essere il tuo Cus D’Amato. Cus D’Amato è stato il manager di boxer, o pugili, di grandissimo successo. D’Amato non saliva sul ring al posto dei suoi pugili, né diceva loro quale fosse il colpo migliore da sferrare, ma accompagnava i suoi ragazzi a tirare fuori il meglio di loro stessi. Il lavoro in palestra serviva a portare all’eccellenza le doti innate dei suoi protetti.
Ti assicuro che non userò corde, sacchi, e sparring partner – a meno che non sia strettamente necessario- ma il mio fare Coaching consiste nel fare domande. Fare le domande giuste.

Non è una tecnica personale, fare Coaching implica fare domande per darti modo di trovare le tue risposte.

Esatto, le tue e di nessun altro, e sarà attraverso le tue risposte che avrai coscienza di te, del mondo che ci circonda, del tuo potenziale, delle tue capacità e, grazie a questo raggiungere gli obiettivi che meriti.

Quello che voglio è che tu riesca a coltivare i tuoi sogni, non le aspettative. La gente ha aspettative su tutto, su come devono comportarsi gli altri, il governo, o il fato e persino Dio. Avere un’aspettativa è il modo migliore per rimanere delusi di sé e degli altri. Ma i sogni. I sogni, no. I sogni devono essere coltivati, sostenuti con la giusta energia e impegno.