Dipende da te

Written by on 1 Aprile 2020

Come l’educazione emotiva mi ha fatto fare scelte migliori

Dipende da te l’esito delle tue azioni, il tuo stato d’animo. Dipende da te anche la tua felicità. Sono affermazioni provocatorie altrimenti non ti soffermeresti certo a leggere le prossime righe.

Io ho sempre avuto un problema. Bhè magari uno solo!
Allora diciamo che tra i vari problemi che ho deciso di affrontare, questo in modo particolare è quello che mi ha impegnato maggiormente. 

Quando le cose vanno male, o non vanno esattamente come vogliamo noi, possiamo porci in modi diversi, per sintetizzare la chiamerò lo stratagemma dell’indice. L’indice può essere sempre rivolto verso un colpevole, in modo da poter scaricare la nostra responsabilità. È per quello che il titolo è dipende da te

Illusione del controllo

Sai meglio di me che ci sono cose che possiamo controllare e altre no. Parafrasando le parole del maestro Oogway, la saggia tartaruga in Kung Fu Panda, la prima cosa che è necessario fare da subito è abbandonare l’idea illusoria del controllo.

Gli eventi straordinari che stiamo vivendo in questi giorni ne danno un segnale evidente.  So che queste parole sembrano in netto contrasto con il “dipende da te”.

Mentre scrivo ho la possibilità di vedere fuori da un’ampia finestra che affaccia in un grandissimo parco. C’è il sole, il cielo è limpido e, in questa giornata di primavera il vento sta sferzando le cime degli alberi. Tutte le cose che ho elencato fino ad ora non sono controllabili e “devo” subirle. 

Lo stato di reclusione forzata, che tutti stiamo subendo, è una realtà che non possiamo modificare, oltre a ciò, ti dirò che questa situazione non mi piace affatto, diciamo che è un po’ più che sgradevole.
Ciò che, invece, dipende da me e anche dipende da te è l’atteggiamento con il quale affrontare questa situazione.  Le emozioni che provo in questo periodo ricoprono tutto lo spettro delle emozioni possibili:

  • Rabbia: perché mi sento impotente e non posso fare nulla
  • Paura: perché questa situazione incide pesantemente sul futuro economico mio e di altre migliaia di famiglie
  • Tristezza: per le persone che si trovano in condizioni meno fortunate
  • Gioia: per i piccoli gesti quotidiani, il caffè, la tisana, la telefonata con un amico.
  • Amore: per la mia compagna e mia figlia.
  • Sorpresa: per gli uccellini che vengono al balcone a mangiare le briciole.
  • Disgusto: per molti atteggiamenti e per le parole di persone che hanno delle responsabilità etiche e politiche.
  • Vergogna: per le mie lamentele.

Queste sono tutte le emozioni che provo. Riesco a riconoscerle, isolarle e controllarle. Non ci riesco sempre, o almeno non ancora quanto e come vorrei.

L’intelligenza emotiva

Questo vocabolario di cui parlo ha un nome specifico, intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva “un termine che include l’autocontrollo, l’entusiasmo e la perseveranza, nonché la capacità di automotivarsi” [D. Goleman – Intelligenza Emotiva].

La cosa che ritengo fondamentale è stata (ma lo è tutt’ora) educarmi all’interpretazione delle emozioni, voglio raggiungere un dizionario emotivo articolato per evitare di cadere in balia delle emozioni. Di questo parlo, quando dico, dipende da te.

Sto ripercorrendo un percorso che ho fatto e che ti condivido in queste righe. Mi sono concentrato, e mi sto concentrando, sulla consapevolezza delle mie emozioni nel momento stesso in cui queste si presentano. I terapeuti e psicoterapeuti sanno già tutto questo, ne ho frequentato qualcuno anche io eh.

Il passaggio è il raggiungimento dell’autoconsapevolezza che -dagli studi fatti sino ad ora- pare richiedere l’attivazione di aree specifiche della neocorteccia: quelle del linguaggio.

“Se riesci a tradurre in parole ciò che senti, ti appartiene.”

H. Roth

Come leggo le emozioni?

Per me queste parole sono state un’epifania, capire che, di fronte ai miei molti tentativi (troppi) e i risultati spesso non all’altezza delle aspettative, c’era una spiegazione: non ero allenato a riconoscere le emozioni. 

Non so ancora dove e come classificarmi, molto probabilmente la classificazione di Mayer mi ha spesso portato fuori strada, credo comunque che, come tutte le riduzioni di complessità, non ci siano mai dei limiti definiti.
Comunque, John Mayer definisce:

  • Gli autoconsapevoli: consapevoli degli stati d’animo quando si presentano.
  • I sopraffatti: sommersi dalle proprie emozioni, tanto da far sembrare che queste abbiano sempre il sopravvento.
  • I rassegnati: come gli autoconsapevoli, hanno idee chiare su quello che provano, ma non fanno nulla per cambiare il loro stato.

Quindi, dipende da te, l’attenzione che poni alle tue emozioni in modo che queste ti guidino consapevolmente verso la tua ricerca.

Dipende da te prendere le decisioni sulla tua vita partendo dalle emozioni forti che provi. Le emozioni, o meglio, la loro interpretazione ti aiuterà, come ha aiutato me, a fare scelte più consapevole ed ottenere i risultati che meriti.

“Ci sono centinaia e centinaia di modi diversi per avere successo, e molte, moltissime diverse capacità che possono aiutare a farlo.”

D. Goleman

Tra queste capacità c’è sicuramente quella di gestire le nostre emozioni.

Le amozioni sono la chiave

La chiave per scoprire quali siano i nostri modelli decisionali personali è quella di essere in sintonia con i nostri sentimenti. E, ancora, questa consapevolezza ci aiuterà a liberarci da stati d’animo negativi.

Sarebbe molto bello avere una tua opinione sul post, quindi ti aspetto qui o sui canali social.

Alla prossima.



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